Libri
Jobétiquette, regole di bon ton e ... buon senso dall'universita
in poi
- di Luisa Cusina

Nato per caso su richiesta di molti studenti, Jobétiquette e diventato un piccolo
saggio che vuole far riflettere, con leggerezza e ironia, sui piu comuni errori
che si compiono nell'affrontare il percorso di studi.
I giovani, e non solo, tendono a sottovalutare l'importanza della forma e si
rivolgono a docenti o potenziali datori di lavoro, in modo assolutamente spontaneo
ed altrettanto inadeguato. Semplicemente non ci pensano! Eppure, non appena si
da loro qualche indicazione comportamentale e tecnica, i ragazzi si dimostrano
sorprendentemente ricettivi e riescono a convogliare entusiasmo ed espressivita
in forme piu contenute e per loro piu costruttive.
Nella prima parte, La scelta della Facolta,
si invita a usare il buon senso gia nella individuazione del percorso di studi
universitario e si spiega come impostare e redigere la tesi e
come rapportarsi a docenti e soggetti esterni. Finalmente la laurea! e
la parte centrale, dedicata all'ingresso nel mondo del lavoro, dove si ragiona
insieme su come scrivere una lettera di assunzione , compilare
un curriculum vitae , fare una telefonata ,
mandare una mail . L'ultima parte, E il peggio deve
ancora venire . siete stati assunti! riguarda chi il lavoro l'ha gia
ottenuto e deve affrontare i non sempre facili rapporti con colleghi e superiori,
partecipare a riunioni e occasioni conviviali nell'ambito del
lavoro (a livello nazionale e internazionale), viaggi di lavoro.
Jobétiquette e stato recensito
su Business Community (novembre
2011: Job Etiquette: arriva il galateo da scrivania ):
http://www.businesscommunity.it/m/a.php?f=Novembre2011/Job_Etiquette_arriva_il_galateo_da_scrivania ,;
su Al Femminile.com (23 novembre 2011) http://www.alfemminile.com/donne-societa-diritti-della-donna/luisa-cusina-intervista-donna-della-settimana-d24158.html (intervista:
Luisa Cusina: "Per far carriera serve bon ton" ), citato su Cosmopolitan (novembre
2011, p.76, Fai carriera con gentilezza ) e su www.cosmopolitan.it/for-you/Fai-carriera-con-gentilezza (13
gennaio 2012 Fai carriera con gentilezza ), su Fuorionda https://sites.google.com/site/fuoriondats/ (giornale
dell'Universita di Trieste) n.6/2011 e stata pubblicata un'intervista:
Arriva Jobétiquette: il bon ton dello studente ); a Radio Studio Delta (22
settembre 2011) e stata effettuata un'intervista in diretta all'autrice.
Jobétiquette e stato, inoltre, citato su IGN Italy Global Nation (ADN Kronos); www.eventi.it
Nota biografica Autore
Luisa Cusina , triestina, dopo aver maturato una lunga esperienza
nelle Pubbliche amministrazioni e nel coordinamento accademico a livello nazionale
ed internazionale, attualmente e docente di Economia delle Aziende Pubbliche,
presso la Facolta di Scienze Politiche dell'Universita di Trieste; autrice di
monografie e articoli scientifici, come giornalista pubblicista ha scritto numerose
recensioni di narrativa contemporanea per Il Messaggero Veneto. Svolge attivita
di volontariato, mettendo le conoscenze in campo amministrativo-contabile a servizio
di consultori e fondazioni a scopo benefico.
La copertina
e stata ideata e realizzata da un altro triestino: Sergio Derossi , che ha curato
anche la grafica.
PEDALI E PAROLE. 50 STORIE DI CICLISMO PORDENONESE - di Giacinto
Bevilacqua
E' la prima opera mai dedicata allo sport del pedale in provincia
di Pordenone. In questo libro (224 pagine con 200 fotografie) sono raccolte
le testimonianze di una cinquantina di protagonisti del ciclismo della
Destra Tagliamento: ciclisti di ieri (Maurizio Bidinost, Tullio Bianchettin,
Biagio Conte, Alex Corazza, Nada Cristofoli, Gianni Da Ros, Vito Da Ros,
Giorgio Gasparotto, Rossella Gobbo, Christian Murro, Gino Pancino, Pietro
Polo Perucchin, Patrizio Rampazzo, Saveriano Sangion, Stefano Verziagi,
Gianni Vignaduzzi, Pierangelo Zorzetto) e di oggi (Chiara Bortolus, Davide Cimolai,
Martina Corazza, Giuseppe Dal Grande, Enrico Gasparotto, Paola Maniago),
cicloturisti (Carlo Favot), commissari di gara (Andrea Gaiarin, Demetrio Moras,
Maurizio Roman), costruttori (Bandiziol), direttori di corsa (Cesare Benvenuto,
Gilberto Pittarella), dirigenti (Gianni Biz e Tino Chiaradia, Gerardo Ciriani,
Gianni Dal Grande, Francesco Delle Vedove, Marco Fruch, Eraldo Scipioni), meccanici
(Francesco Piccinin), organizzatori (Sandro Sandrin), motostaffette (Manfe
Teleciclismo), paralimpici (Giovanni Angeli, Mauro Cattai, Daniela Floriduz),
societa (Filcas, Liquigas, San Giacomo Cicli Benotto), speaker (Flavio Silvestrin),
tecnici (Rolando Bresin, Rino De Candido, Mario De Dona, Gerardo Paduano).
Il
libro, pubblicato da FuturEdizioni di Vittorio Veneto con il marchio
editoriale Sports15, si avvale della prefazione della campionessa del mondo su
strada 2010 e 2011 Giorgia Bronzini. Il libro e patrocinato dalla Federciclismo,
il Cip (comitato paralimpico), il Csi (Centro sportivo italiano), l'Udace (la
federazione amatoriale), il Coni e il Museo del ciclismo di Portobuffolé.
IL BULLISMO SOCIALE
Il BULLISMO SOCIALE - Adulto e giovanile, dello scrittore e saggista pordenonese Roberto Collovati (Armando Editore) ha vinto il premio RAYMOND CARVER per la saggistica 2011.
Il successo e stato svelato in una affollatissima premiazione
avvenuta a Civitavecchia, domenica 25, presso la Cittadella della Musica. Collovati
si e imposto su Lucia Fiorentino con "K, il lobbista" e "Io, Costantino, il processo"
di Gianni Vianello.
Inequivocabili le motivazioni del successo "..un tema di assoluta attualita e stato
affrontato con una ricerca del tutto nuova nel panorama editoriale italiano ed
una fruibilita al piu ampio pubblico, capace di uscire dalle nicchie ristrette
di una certa saggistica elitaria".
Il libro presentato a Pordenonelegge 2010 e arrivato cosi ad
un riconoscimento di grande valore nazionale.
Il PREMIO CARVER, gia definito dalla critica e dalla stampa italiana, "il contropremio"
dell'Editoria Italiana, nato nel 2003, trova pieno appoggio tra i maggiori
operatori del settore e si differenzia dagli altri premi italiani perch
vengono premiati i libri ed il loro contenuto a prescindere dal nome dell'Autore
o della casa editrice. Non a caso la Giuria composta da scrittori, editori, giornalisti,
e e rimane segreta al fine di affrancare gli stessi dai noti condizionamenti
di mercato, ben presenti nel ns. panorama editoriale.
Roberto Collovati
(Pordenone 1960) e mediatore familiare sistemico, counsellor e psicomotricista
relazionale. Lavora in campo libero-professionale ed e consulente e formatore
per enti ed istituzioni. Giornalista dal 1990, per oltre quindici anni
e fino al 2008, prima di rientrare a Pordenone, ha lavorato in piu ambiti internazionali
di ricerca e formazione. nell'ambito delle relazioni umane.
IL MANUALE PRATICO DEL BENESSERE - di Paolo
Zucconi
E' un compendio pratico di migliaia di conferenze e seminari di psicologia del
benessere, tenuti dall'Autore, negli anni, in varie zone d'Italia.
Trattasi di un saggio psicologico divulgativo , da leggere prima di stare male.
È patrocinato dal Club UNESCO
in quanto " i
contenuti rientrano a pieno titolo nei messaggi propri della G iornata mondiale
della salute, decretata dall'ONU ", con la prefazione del presidente dei
G iornalisti Specializzati Associati ( G .S.A) di Milano e l'introduzione del
docente di psicologia clinica dell'Università di Padova (già primo
presidente dell'Ordine Nazionale degli Psicologi).
È stato scritto per la persona comune, spesso delusa dai trattamenti
sanitari, e si propone di ridurre le probabilità di contrarre quei disturbi
che - nella maggior parte dei casi - tutte le persone potrebbero facilmente prevenire,
tramite rimedi naturali ed azioni salutiste a costo zero (aria, acqua, sole,
luna e luce) utilizzati e dosati secondo semplici prescrizioni in abbinamento
con un programma pratico per testare e migliorare lo stile di vita personale
attraverso una originale iconografia denominata "l'Ottagono del Benessere".
I 44 capitoli sono organizzati come 44 sedute terapeutiche, anticipate e posticipate
da questionari di autovalutazione per una reale crescita personale
Schierato decisamente dalla parte di chi soffre (o ha sofferto), per una tutela
completa del paziente e dei suoi diritti, il Manuale offre pure soluzioni concrete
di benessere realizzabili da chiunque attui gli esercizi pratici posti alla fine
di ogni capitolo.
Completano l'opera 13 psicotest , brevi a risultato immediato , elaborati dall'Autore,
utilizzati in ambulatorio e sperimentati sul web da centinaia di migliaia
di naviganti, per capire quanto vale (matematicamente) la propria salute
e come difenderla per vivere più a lungo e meglio.
LA DAMA BIANCA DI DUINO, Edizioni Diabasis, Reggio
Emilia, 2010
Ambientata all'inizio del XIII secolo tra il Castello di Duino, la foce del
Timavo e Trieste, al tempo piccolissimo porto austroungarico che deve difendersi
dalle minacce esterne e da Venezia, potenza marinara che domina l'Istria e la
Dalmazia, La Dama Bianca di Duino è la storia tragica dell'amore
tra il pescatore Simer e la bella contadina Vida.
Ripreso da una nota leggenda popolare, il romanzo di Dusan Jelincic rientra nella
più classica tradizione del feuilleton. Il malvagio sovrano di Duino per
gelosia gettò la propria giovane moglie, sposata a forza, dalle mura a strapiombo
del castello; e il cielo, impietosito dalle grida straziate della malcapitata,
la trasformò in una roccia bianca prima che toccasse il mare. In una trama
ricca di colpi di scena e di personaggi, nel crescere della tragedia, dove il mare,
la terra, i borghi dei pescatori e dei contadini, non solo fanno da sfondo alle
vicende, ma anche da affresco e da paesaggio, a sottolineare il senso forte della
comunità, La Dama Bianca di Duino , avvincente e romantica, intreccia
con sapienza i fili dell'amore con l'amore dell'autore per i propri luoghi.
DOVE VA IL VENTO QUANDO NON SOFFIA, Vivalda Editori, 2010
Una spedizione da record nel Karakorum inquieto
Collana I Licheni n°99, 336 pagine
Ritorna Dusan Jelincic col racconto dell'esperienza sul suo terzo ottomila,
il Gasherbrun II (8035 m.) salito nel 2003, dopo il Broad Peak e l'Everest.
Triestino di nascita, ma sloveno di origine, soffre questa condizione di straniero
in patria, costretto a scontrarsi con pregiudizi e incomprensioni. Primo triestino
comunque ad aver salito un ottomila, quando viene invitato ad aggregarsi ad una
spedizione composta dai triestini Marco Tossutti, Sandra Canestri e Miro Chert
e dai fortissimi tarvisiani Nives Meroi, Romano Benet e Luca Vuerich, aderisce
con entuasiasmo. Fa parte della spedizione anche Gianbattista Galbiati di Bergamo.
Per la cronaca, nel corso della stessa spedizione, i tre tarvisiani compiranno
la traversata Gasherbrun I - Gasherbrun II - Broad Peak.
Ma per il suo carattere schivo e introverso, Jelincic affronta questa avventura
con circospezione, quasi con timore reverenziale verso colleghi più famosi
di lui. Il libro riflette questo suo atteggiamento introspettivo, pieno di dubbi
e sempre alla ricerca di risposte alle sue domande interiori, non solo alpinistiche
ma anche filosofiche e politiche. Idealmente diviso in tre parti (la fase di preparazione,
l'assalto vittorioso e solitario alla vetta, il ritorno) il libro ci restituisce
non solo un alpinista di valore, ma anche un uomo di grande spessore, acuto osservatore
del mondo che lo circonda, in particolare quello dei nativi e degli sherpa, dell'organizzazione
pletorica e talora contradditoria delle spedizioni viste dal di dentro, delle rivalità tra
cordate di nazionalità differenti, ma anche dello spirito di cameratismo
e di
solidarietà che nonostante tutto questo mondo degli scalatori sa esprimere.
Jelincic è il rappresentante tipico del mondo degli scalatori slavi, quelli
dell'"alpinismo povero", in particolare dei fortissimi polacchi che negli anni
'80 e '90, con mezzi risibili, hanno ampiamente dimostrato al mondo che i soldi
non sono tutto per affrontare l'alpinismo di alta quota. Traduzione dello sloveno
di Alenka Možina.
L'AMORE AI TEMPI DELLA SOLITUDINE, Edizioni Antony, Trieste 2010
Trieste, seconda metà anni Settanta. Un gruppo di ragazzi si trova
per la prima volta a dover affrontare l'amore, il sesso, la politica, la
droga, le incomprensioni, la vita adulta, la morte. Diviso tra l'amore
per Sara, eterea e sfuggente, e l'attrazione per Barbara, carnale e accessibile,
Sandro passa i suoi giorni di studente universitario tra riunioni politiche
e bevute di birra. La soffitta nella quale si è trasferito
gli sembra rappresentare la chiave per l'indipendenza, ma diventa in poco
tempo un'altra gabbia, forse più angusta di quella familiare. La
fuga sembra l'unica soluzione: forse lontano, da qualche parte, esiste
la libertà.
"L'amore ai tempi della solitudine" è la storia dell'astratta ribellione
di Sandro, in un autoironico ritratto di quella generazione politica che
ha maturato la propria giovinezza nel clima delle rivoluzioni vere e di
quelle sognate. La sua personale sonnacchiosa lotta è in primo luogo
una fuga dalla noia e dal controllo familiare, un improvvisato tradimento
della filosofia borghese. I giovani che Dusan Jelincic ci descrive, in
guerra contro la propria società, contro la propria classe sociale
e contro la propria famiglia, sono in definitiva in guerra contro se stessi.
In una spietata analisi di quelli che sono stati per alcuni gli anni Settanta,
l'autore ci mostra, giorno dopo giorno, la crescita e i mutamenti dell'"età crudele".
Traduzione dello sloveno di Patrizia Vascotto.
IL GIOCO DELL'AMORE, Edizioni Antony, Trieste 2010
"Di notte soffiò un freddo vento ad Aron. Il sommacco pareva esangue.
Stava per arrivare l'inverno." " Abele giunse ad Aron con il vento di mare." Il
protagonista Abele arriva nella città di Aron nelle vesti di un
professore di liceo. Decide di abitare nella parte vecchia della cittadina,
presso un enigmatico affittacamere che porta sulle spalle il peso di un
ambiguo passato: si dice che abbia ucciso il proprio padre. E in Aron,
città oscura, stretta tra le sue vie e le sue rive, quasi per caso
Abele si ritrova a giocare il proprio gioco: il gioco dell'amore. L'amore,
per Abele, è legato al sangue, al pentimento, alla maledizione.
Forse soltanto alla maledizione di vivere, e di non riuscire a farlo se
non sopravvivendo? Qual è la sua colpa, se di colpa si tratta? Perché non
riesce a vivere l'amore come l'unico gioco che può liberarlo dal
passato? Odette cerca, usando il proprio giovane corpo e la propria passionale
sensualità, di strappare Abele a un destino inevitabile, ma cupi
presagi si addensano sul capo della vittima designata. Non è soltanto
il gioco dell'amore a portare Abele alla propria dissoluzione: un altro
gioco lo affascina, ed è quello degli scacchi. In una roulette russa
che si svolge tutta nella mente del giovane protagonista, accompagnata
dal flusso del suo pensiero, l'autore ci regala straordinarie scene di
partite a scacchi. Sarà proprio alla fine dell'ultima partita che
Abele cercherà di trovare la propria insensata redenzione. In un
magistrale noir metafisico, Du s an Jelincic ci racconta di una
città che è forse la nostra, di passioni primordiali, di
un senso di colpa più forte della vita stessa. Traduzione dalle
sloveno di Darja Betocchi.
STERNKLARE NÄCHTE IM KARAKORUM , Wieser Verlag, Klagenfurt,
2010
Traduzione in tedesco de Le notti stellate (traduttore Julius Franzot)
Dove vanno d'estate i pettirossi? - di Francesco Lazzari
Quanti di noi si sono mai posti una tale domanda? Sicuramente pochissimi, forse nessuno, tranne Giovanni, il bambino protagonista di questo libro, che ama leggere e scoprire le vite, i sogni e le speranze di ragazzi come lui. Alcune di queste vite e di queste aspirazioni le scova in un libro che prende in biblioteca e che lo trasporta nelle storie di bambini emigrati, sfruttati, strappati alle famiglie con differenti forme di violenza o ignorati all'interno di famiglie troppo distratte; bambini che però non hanno perduto la speranza, il sogno, il voler credere in un futuro migliore.
Le vite di Ivan, di Pedro, di Maria Luz, di Sami, di Heke e di altri ancora fanno conoscere a Giovanni realtà lontane dalla sua eppure al tempo stesso molto vicine, facendogli capire che solo quando ci si trova sotto i riflettori per alcuni istanti, solo allora si esiste per gli altri. Ma comprende anche la profonda ingiustizia di tale atteggiamento, cominciando a coltivare nel suo animo l'energia per cercare di aiutare chi sembra assente, proprio come i pettirossi d'estate, ma che continua ad esistere con tutte le sue problematiche, con tutte le sue difficoltà ma anche, e soprattutto, con tutti i suoi diritti.
Un libro adatto ai bambini e agli adulti, che fa riflettere ed agire e che arriva alla seconda edizione. Ha vinto il Premio Aurelio Peccei 2006. L'intero ricavato della vendita del volume è destinato al Progetto Polytechnic School di Lodonga in Uganda.
Francesco Lazzari da anni divide il suo tempo tra l'Italia e l'America Latina dopo aver vissuto in alcuni Paesi europei, latino-americani e aver molto viaggiato in Asia e Oceania. Sociologo, ha completato la sua formazione accademica studiando all'Université de Louvain-la-Neuve in Belgio. Oggi insegna all'Università di Trieste e si occupa tra l'altro di movimenti e politiche sociali nonché di cooperazione internazionale.
L'Occhio di Buddha - di Dusan Jelincic
Una spedizione americana parte alla conquista dell'Everest. Mark, uno psichiatra quarantenne, valido alpinista, viene chiamato a farne parte dal suo amico Paul, capospedizione, per cercare di chiarire assieme a lui l'inspiegabile sparizione di due amici comuni, avvenuta l'anno prima proprio su quella montagna. A Kathmandu, prima tappa del suo viaggio, un misterioso monaco gli dona un amuleto, l'Occhio di Buddha. La spedizione parte, accompagnata dagli sherpa, ma oscuri eventi rallentano lo svolgimento regolare dell'ascesa.
L'Oriente e l'Occidente si incontrano sul tetto del mondo. Ma che cosa succede quando tutte le notizie in nostro possesso sui primi conquistatori della vetta vengono smentite da un'altra verità? E, quando tutto diventa relativo, chi ci assicura che i primi a conquistare l'Everest siano stati proprio Hillary e Tenzing?
Forse, molti anni prima di loro altri alpinisti hanno raggiunto quella cima, che per noi europei ha un significato di conquista. Per gli abitatori di quelle terre, raggiungere la vetta più alta rappresenta un avvicinarsi alle divinità che lassù vivono. Secondo i testi sacri, percorrere per più di centootto volte la Kora, attorno al monte sacro Kailas, la più venerata delle montagne, è sufficiente per meritare il nirvana, interrompendo il flusso di karma negativo che crea il fiume in continuo scorrimento delle nostre vite, sotto lo sguardo vigile di un impassibile Buddha.
Dusan Jelincic narra in modo magistrale l'avventura degli alpinisti sull'Everest e il silenzioso ma irrinunciabile lavoro degli sherpa. E racconta da protagonista le piccole lotte per la supremazia nelle spedizioni, il desiderio di essere i primi a toccare la cima, la frustrazione per il fallimento di una giornata, e soprattutto quella gioia indicibile che è così difficile da condividere: il raggiungimento della vetta.
Assassinio sul K2 - di Dusan Jelincic
Il romanzo Assassinio sul K2 di Dusan Jelincic per Edizioni Antony, con introduzione di Paolo Rumiz, è un thriller mozzafiato ambientato in alta montagna.
In questo romanzo, Jelincic ci narra un delitto sull'Eiger, la spietata parete dell'Oberland Bernese, che si può considerare marmorea rappresentazione della Medusa, torva rappresentazione del Male assoluto. Per una serie di rocambolesche coincidenze, la resa dei conti per quanto è avvenuto lassù si scatena a migliaia di chilometri, sul Karakorum, in terra pachistana, alle pendici della grande montagna per eccellenza, il K2, il più difficile degli Ottomila e anche quello che - prima con il caso Bonatti (durante la conquista fatta nel 1954 dalla spedizione di Ardito Desio) e poi con la salita per il cinquantesimo anniversario della prima italiana - ha lasciato attorno a sé più veleni.
Il seguito ha uno svolgimento che più classico non si può. Una catena di delitti e tradimenti come nella storia di Macbeth, un complicarsi della vicenda con storie di ambizioni politiche, eroina e tortuosi sentieri di vendetta. Infine, la catarsi e la soluzione finale, sempre nel segno della sorpresa. Una conclusione rasserenante, con un nuovo ordine cosmico che si ristabilisce ma a prezzo di tanto sangue versato, un po' come avviene nelle tragedie della Grecia antica.
La trama di questo romanzo scorre veloce "senza un attimo, un secondo, un minuto di respiro", come scrive nell'introduzione Paolo Rumiz che di esperienza in fatto di viaggi e di montagne ne ha accumulata parecchia. Pure lui giornalista, pure lui triestino ha scritto la prefazione di Assassinio sul K2 anche per rimarcare la denuncia che si trova fra le pagine di questo libro.
Dusan Jelincic: Giornalista e alpinista di Trieste, laureato in Lettere moderne, Jelincic è uno degli scrittori sloveni contemporanei più autorevoli e apprezzati. Come giornalista, ha firmato importanti servizi per le testate nazionali della Rai; come alpinista, ha scalato nel 1986 - primo in Friuli Venezia Giulia - un "ottomila" himalayano, il Broad Peak. Nel 1990, ha partecipato alla spedizione internazionale sull´Everest e, nel 2003, ha un altro "ottomila" al suo attivo: il Gasherbrum 2. Come scrittore, ha pubblicato ventitre libri, soprattutto romanzi e racconti, tra i quali Perle sotto la neve, Scacco al Buio, Alessandro delle lucciole e il pluripremiato Le notti stellate. I libri di Jelincic sono stati tradotti in varie lingue, fra cui tedesco, inglese e serbo-croato.
"Sangue blu - Eutanasia di famiglia" - di Gianpaolo Polesini
Chi va a Parenzo non può non rimanere incuriosito dall'isoletta di San Nicolò che sta dall'altra parte del porto della cittadina e che mostra, oltre ad una vegetazione lussureggiante, una bella villa del primo '900 ora divenuta albergo.
Fino al 1945 quell'isola è stata proprietà esclusiva dei marchesi Polesini che ci vivevano nonostante fosse un po' scomodo, per muoversi, dover ricorrere sempre alla barca per attraversare quel mezzo miglio di mare che divide San Nicolò dal porto parentino.
In quella villa si svolgono buona parte delle storie personali e di famiglia che Gianpaolo Polesini, giornalista del Messaggero Veneto, racconta nel suo libro "SANGUE BLU" di recentissima pubblicazione.
Una storia di famiglia, che è anche una storia dell'Istria, perché i Polesini hanno rappresentato molto nella storia istriana fra il 13mo e il 20mo secolo, una storia dell'esodo, perché la famiglia è stata sfrattata senza tanti complimenti dai partigiani titini dell'effimera Iugoslavia non solo dal paradiso di San Nicolò ma da tutti i cospicui possedimenti istriani eppure un'opera intrisa di ironia e di umorismo scritta da un intellettuale che guarda con gli occhi del disincanto il mondo al quale appartennero i suoi avi e che è finito per sempre, a causa della Storia prima che dei Titini.
Un libro avvincente, che si vuol leggere d'un fiato: dalle sue pagine si fatica a staccarsi fin che non si è arrivati in fondo. Potrebbe costituire il soggetto per un film. In mano all'editore giusto potrebbe divenire un best seller.
Un'opera che mi rende felice perché allunga la lista, già notevole, dei giornalisti-scrittori di valore di questa regione e in più Gianpaolo Polesini si esprime con irresistibile simpatia e così ha motivato la sua fatica letteraria: "La dinastia dei marchesi Polesini è filata dritta attraverso la storia per settecento anni. Dal 1257, anno in cui Nicolaus Gastaldio da Montona la generò. L'ultimo della stirpe, tale Gian Paolo targato 1957, probabilmente il più incosciente del gruppo, ha deciso di dare un taglio al nobile casato, opponendosi a qualunque tentativo di alimentare nuova vita. Questo è il racconto semiserio dell'eutanasia di una famiglia, srotolato con una certa ironia al solo (bieco) scopo di placare l'ira degli avi, prima di metterci una bella pietra sopra"
Un epigrafe di tutto rispetto per un mondo del quale rimangono: il ricordo per alcuni, la nostalgia per altri, la storia per tutti.
Piero Villotta
"L'ingorgo - Da Berzanti a Biasutti, da Cecotti e Tondo all'era di Illy. Padri padrini e padroni della Regione autonoma" - di Tommaso Cerno
"Un viaggio nei palazzi del potere, fra cene degli inganni e patti scellerati. Un viaggio fra ex Dc decaduti, forzisti rampanti, falsi autonomisti e leghisti senza scrupoli". E' così che Tommaso Cerno, giornalista del Messaggero Veneto, definisce il suo libro, " L'INGORGO . Da Berzanti a Biasutti, da Cecotti e Tondo all'era di Illy. Padri padrini e padroni della Regione autonoma" edito da Ribis, uscito in libreria e in edicola giovedì 21 febbraio e presentato in Sala Ajace nell'abito degli "Incontri con l'autore" della Civica Biblioteca "Joppi". Un viaggio fra i segreti di mezzo secolo di autonomia speciale. Perché conoscere la politica della propria terra serve a conoscere meglio se stessi. Sulla base di testimonianze inedite, racconti mai svelati, retroscena dei palazzi del potere e con uno stile semplice, diretto e appassionante da cronista sul campo, Tommaso Cerno racconta in questo libro episodi lontani e vicini della storia del Friuli Venezia Giulia, la Regione che più di tutte in Italia affronta un appuntamento elettorale senza precedenti, generando un ingorgo non solo di liste e di poltrone, ma anche di idee e di progetti.
Dal fondatore della Regione Berzanti, al presidente del Terremoto Comelli, fino ai tradimenti democristiani e alla guerra ancora aperta fra Biasutti e Santuz. E poi gli anni della Lady leghista Alessandra Guerra, la prima donna a salire sul soglio presidenziale di piazza Unità, e dello scienziato Cecotti. Fino all'era di Riccardo Illy, il re triestino del caffè diventato il primo governatore eletto dal popolo del Friuli Venezia Giulia e dell'onorevole Tondo che sogna la Regione. In questo viaggio nei Palazzi, Cerno suggerisce un filo conduttore per rileggere tutti i grandi fatti della politica di casa nostra.
Tommaso Cerno è nato a Udine nel 1975. Giornalista professionista è vice caposervizio della cronaca regionale. Si occupa di politica in Friuli Venezia Giulia dal 1993, quando all'età di diciotto anni, ha cominciato le collaborazioni con il Gazzettino. In televisione, a Tmc, ha curato con Carmine Fotia le trasmissioni "Intorno al Giallo" e "Intorno al Delitto", occupandosi dei più grossi casi di cronaca nera del Nord-est dagli anni '70 al mostro di Terrazzo. Rientrato da Roma dove ha studiato e collaborato con il governo italiano nel settore delle comunicazioni, nel 2001 è approdato al Messaggero Veneto, il principale quotidiano del Friuli Venezia Giulia.
Nel 2007 ha collaborato con l'inviato di Repubblica, Antonello Caporale, al libro "Impuniti. Storia di un sistema incapace, sprecone e felice" edito da Baldini&Castoldi. Dallo scorso anno cura anche un blog di politica e attualità sul sito del giornale.
"Genitori, figli, media e non solo. Per un uso corretto degli strumenti di comunicazione" - di Daniele Damele
"Genitori, figli, media e non solo. Per un uso corretto degli strumenti di comunicazione" è la sesta fatica letteraria di Daniele Damele, docente di etica e comunicazione all'Università di Udine e Gorizia, che dedica questo libro in particolare a suo figlio Marco, oggi 14enne.
Il libro di Damele mira a scandagliare il sempre difficile rapporto tra minorenni e organi di comunicazione. Si tratta di una proposta di riflessione destinata sia ai ragazzi sia agli adulti, ovvero a genitori ed educatori. L'autore ha preso spunto soprattutto dalla sua relazione con il figlio adolescente. Di estremo interesse le domande rivoltegli, infatti, da Marco che offrono l'opportunità di sviluppare tesi, proporre argomenti, sollecitare verifiche. La vasta esperienza nel settore dell'autore fa sì che le idee contenute possano costituire un punto di riferimento per l'analisi del rapporto con tv, internet, videogiochi e telefonia cellulare per bambini e ragazzi.
Sotto accusa sono messi, a ragione, i diversi modelli comportamentali fuorvianti contenuti in molte proposte di vari strumenti di comunicazione. Per l'autore la televisione e gli altri strumenti di comunicazione, infatti, sono una vera e propria agenzia educativa e sotto quest'aspetto hanno responsabilità alle quali non possono e non devono sottrarsi, pena il venir meno della giusta valorizzazione dei giovani, ovvero dei "custodi del futuro".
Anche le prime cinque pubblicazioni dell'autore hanno quasi costantemente riguardato il rapporto società e comunicazione. Sono state edite da Franco Rosso editore, Edizioni Università Trieste, Rai e Edizioni del Labirinto contenendo premesse di Ezio Greggio e docenti universitari. Con questo libro Damele passa a un editore nazionale, la Minerva.
La prefazione è di don Fortunato Di Noto, sacerdote antipedofilia, amico personale dell'autore con il quale porta avanti molte battaglie civili.
Damele tratta il tema del rapporto tra genitori, educatori, ragazzi e media con una serie di capitoli che partono da frasi e dialoghi intercorsi da papà Damele con suo figlio sul tema della comunicazione. L'autore rileva, infatti, che è proprio dai suoi figli, Bernardo, oggi ormai 24enne, lanciato nel mondo dell'informatica, durante la sua crescita, e tuttora da Marco che ha imparato molte cose anche a riguardo del tema sviluppato con questo libro.
[...]
Daniele Damele è laureato in Scienze politiche ed è dottore di ricerca in Politiche di Sviluppo e Gestione del Territorio, giornalista pubblicista, docente di etica e comunicazione all'Università di Udine e Gorizia. Conduttore di trasmissioni radiofoniche e televisive, da anni si muove a favore dei giovani non solo mirando a tutelare gli stessi da possibili contenuti pericolosi presenti in vari strumenti di comunicazione (tv, internet, videogiochi, telefonini, specie di nuova generazione), ma anche battendosi per garantire loro spazi di confronto, analisi e incontro valorizzando le loro idee.
E' consulente del Ministero delle Comunicazioni in materia di radio e televisioni private locali con riguardo alla tutela dei bambini e dei ragazzi.
I proventi dell'autore di questo libro sono interamente devoluti in beneficenza a una fondazione onlus di Firenze dedicata a un bambino scomparso per una malattia rara.
"Ottobre 1917: Caporetto" - di Enrico Foschi
"L'aspetto militare della disfatta di Caporetto - ha notato con acume l'Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito Italiano - è parte integrante di un quadro, ma non è l'intero quadro .
Quella disfatta, infatti, si manifesta ancor oggi come un avvenimento di cosi estrema complessità e di così vaste dimensioni che impongono una valutazione che non può e non deve essere circoscritta ai giorni della catastrofe. Quella disfatta, al contrario, dovrebbe essere analizzata tenendo conto della situazione sociale, dei fattori di politica interna e della politica estera, del costume, delle tradizioni, della mentalità e delle esigenze morali del Paese in quel tempo. Il quadro appunto."
Così comincia "Ottobre 1917: Caporetto", ovvero la cronaca di quella tragedia nazionale scritta dal collega Enrico Foschi, dopo aver consultato - nei vari Archivi - migliaia di documenti inediti, poco conosciuti o dimenticati che riguardano la partecipazione della Massoneria, del Parlamento, del Governo e dell'Esercito - non solo italiani - alla prima Guerra Mondiale.
Enrico Foschi, per oltre 40 anni, ha seguito l'attività politico parlamentare prima per l'Agenzia Italia e poi, soprattutto, per le testate radiotelevisive della Rai.
Nb: Nel "fondino" della copertina, la fotocopia del testo autografo dell'ordine "riservatissimo personale " con il quale il Comandante Supremo dell'Esercito italiano, generale Cadorna, predispose, invano, la " difesa ad oltranza" sull'Isonzo.
"Alessandro delle lucciole" - di Dusan Jelincic
monologo bilingue italiano-sloveno
Con il monologo Alessandro delle lucciole il giramondo, alpinista e scrittore Dusan Jelincic ci ha preparato un'ulteriore sorpresa letteraria. Nel testo tratta le tematiche a lui più care: il senso di angustia e disagio nel mondo d'oggi, la fuga in un'altra dimensione, la metafora come stile assoluto di scrittura, la brama degli orizzonti lontani, la statura morale dei protagonisti e infine la presunzione punita e l'apoteosi dell'umiltà, tutto questo su due piani paralleli, ma distanti nel tempo: quello odierno, dove il protagonista è il narratore, e quello passato, dove il protagonista è Alessandro Magno. Entrambi si incontrano nello stesso luogo nel nord del Pakistan, una delle culle del mondo, ai margini delle culture passate più grandi.
Ma chi è il protagonista del monologo, l'uomo misterioso che narra la propria storia? Cosa si nasconde dietro la sua confessione e quale colpa sta espiando? Cosa ha causato nella vita, forse una bruciante ingiustizia alla persona più amata o addirittura la morte di qualcuno? Cosa equipara Alessandro il Grande ai viandanti inquieti, bruciati dallo struggimento e dalla bramosia di successo?
E le lucciole? Sono il riflesso delle stelle e le stelle stesse. Oggi come ieri. L'uomo misterioso si identifica con Alessandro e nel rimirare il greto del fiume immagina di sentire quello che sentiva il grande condottiero, quando approdò in quel luoghi lontani tanto tempo fa. La domanda che a questo punto s'impone è: cosa è dunque cambiato col passare dei millenni nell'animo umano, nelle sue passioni, nelle ambizioni e nei sentimenti? Cosa ha spinto Alessandro Magno a intraprendere il cammino, e cosa l'uomo impenetrabile?
Questo monologo è avvincente nel contenuto e vertiginoso nello stile come un fiume in piena e rappresenta una novità nell'opera dell'autore. La lingua è fluente, la storia arcana con un tocco di misticità. Una gran bella lettura.
"Le notti stellate del Karakorum" - di Dusan Jelincic
Che bel regalo, un libro in spedizione! Nel tepore del sacco a pelo, con solo due dita fuori per reggere il libro e, lontano, il ticchettio dei fiocchi di neve che cadono sulla tenda. Qui, a mille miglia dal mondo, riscopro un lusso quasi dimenticato: quello di comunicare col mondo nella quiete più perfetta.
Conosco Dusan. Le nostre strade si sono incrociate nel 2003 proprio in Karakorum dove, compagni di spedizione, eravamo uniti dall'obiettivo di scalare tre degli ottomila di questa catena: il Gasherbrum I, il Gasherbrum II e il Broad Peak. Nel corso di quella fortunata spedizione, il 2 agosto del 2003, 17 anni dopo il Broad Peak, Dusan toccò la cima del suo secondo ottomila, il Gasherbrum II.
Una vetta raggiunta con tenacia e determinazione, con correttezza e una grande passione. Questo conoscevo di Dusko, ma leggendo "Le notti stellate" riga dopo riga, lentamente mi sono avvicinata più profondamente a lui e al suo cuore: aperto, senza pudore.
"Le notti Stellate" è il racconto di un viaggio sotto il cielo del Karakorum. Una caleidoscopica visione composta da brevi capitoli, attraverso i quali Dusan, seguendo la successione lineare del tempo, ci accompagna a ripercorrere sentieri e luoghi, esperienze e riflessioni, gioie e tragedie.
Come immagini imprigionate negli specchi di una macchina fotografica, Dusan racconta di albe e tramonti, di colori e odori, ma anche di domande personali e universali dell'uomo: la libertà, il rischio, il rapporto con gli altri, il futuro, l'esperienza del nulla e del divino .
Una molteplicità di scatti che si sovrappongono incalzanti l'uno all'altro, lievi e fragili, quasi si perdono e si confondono nella vertigine di questo viaggio che lentamente si distilla, fino al momento in cui le stelle del Karakorum ridaranno voce alla cima muta del Broad Peak e ci riveleranno come questo in realtà non sia che il racconto del viaggio di un uomo verso se stesso.
(dalla prefazione di Nives Meroi)
SOCIETÀ E TUTELA DEI MINORENNI NEL MONDO GLOBALIZZATO DAI MEDIA - Idee e riflessioni per educatori e genitori" - di Daniele Damele - Edizioni del Labirinto
"L'eccessivo americanismo, la violenza, la creazione di bisogni artificiali, la presentazione del danaro come valore, che bene ha fatto Daniele Damele a evidenziare nel suo libro, sono veri e propri mali degli organi di comunicazione come Tv, internet, videogiochi e telefonini, specie di nuova generazione". Ma dall'ultimo libro di Damele su media e minori emerge anche che "le tv sono troppo condizionate dall'audience" mentre Damele ha sottolineato che "proprio dai cosiddetti Paesi in via di sviluppo ci giunge un insegnamento e una via, quella del coinvolgimento dei ragazzi nella scelta dei palinsesti ad essi dedicati e quella della media education che ha maggior seguito in Africa e in Asia rispetto a Europa e America".
Damele è giunto alla sua quinta fatica letteraria, che giudica "la più rilevante perché segna un percorso". L'autore da alle stampe per la Edizione del Labirinto 2006 "Società e tutela dei minorenni nel mondo globalizzato dai media", libro che contiene idee e riflessioni dedicate in particolare a genitori ed educatori e una prefazione di Ezio Greggio, giornalista pubblicista e laureato in Scienze della comunicazione, oltre che attore e comico molto noto.
Dopo aver pubblicato "La Transizione in Friuli Venezia Giulia", un instant book che prendeva in giro i protagonisti dell'anomala legislatura regionale del FVG del 1993-98 con ben cinque giunte regionali differenti succedutesi in cinque anni, Damele si è dedicato al settore delle comunicazioni dando alle stampa dapprima "Tvogliamo La tivù che vogliamo per i bambini" e poi "Nuove frontiere della Comunicazione" per la Edizioni Università di Trieste. Ha anche realizzato "A tu per tu ritratti", interviste a personaggi del mondo artistico, dello spettacolo, dell'informazione, della politica, della medicina, della scienza, edito dalla Rai del Friuli-Venezia Giulia.
Fra le tante ragioni che hanno indotto Damele a studiare a fondo i temi della comunicazione ("gli errori che ho commesso con i miei figli in merito sono stati una grande molla") vi è anche "la consapevolezza maturata che la conseguenza dell'esposizione alla violenza dei media può provocare la desensibilizzazione alla brutalità reale del mondo, al dolore e alla sofferenza dell'altro, e un aumento del livello di tolleranza di tali elementi. E' l'atteggiamento comunemente definito del bystander, cioè di colui che sta a guardare e accetta come normale la crudeltà che viene dai media e dalla società. Inaccettabile - dice Damele - in un mondo dove quel che più sconvolge e meraviglia positivamente deve tornare a essere amore e verità".
Daniele Damele è laureato in Scienze politiche e dottore di ricerca in Politiche di Sviluppo e Gestione del Territorio, giornalista pubblicista, vice-presidente del Comitato di garanzia Internet e minori, coordinatore del Gruppo di lavoro interministeriale che ha elaborato il codice di autoregolamentazione per la tutela dei bambini in rete e del Gruppo di lavoro Videofonini e minori del Ministero delle Comunicazioni, componente del Comitato Tecnico Interministeriale per l'uso consapevole di Internet del Ministero per l'Innovazione e le Tecnologie, membro della Sezione Territoriale della Commissione per l'assetto del sistema radiotelevisivo del Ministero delle Comunicazioni. Conduttore di numerose trasmissioni radiofoniche e televisive, da anni si muove a favore dei giovani non solo mirando a tutelare gli stessi da possibili contenuti pericolosi presenti in vari strumenti di comunicazione (tv, internet, videogiochi, telefonini, specie di nuova generazione), ma anche battendosi per garantire loro spazi di confronto, analisi e incontro valorizzando le loro idee.
Il libro di Damele (i cui proventi sono stati destinati all'ospedale infantile Burlo Garofolo di Trieste) è già stato presentato a Martignacco (UD), Trieste, Lignano e Grado mentre, si sposterà in autunno, a Gorizia, Pordenone, Monfalcone, Tolmezzo e altre città del Friuli Venezia Giulia oltre che in varie scuole, ma anche, a fine settembre, all'Università La Sapienza di Roma.
Damele, conduttore di numerose trasmissioni radiofoniche e televisive, ha pubblicato, tra gli altri:
1) "La Transizione in Friuli-Venezia Giulia", Franco Rosso Editore;
2) "Tvogliamo - La tivù che vogliamo per i bambini", Franco Rosso Editore;
3) "Nuove frontiere della Comunicazione", Edizioni Università di Trieste;
4) "A tu per tu - ritratti", interviste a personaggi del mondo artistico, dello spettacolo, dell'informazione, della politica, della medicina, della scienza, edito dalla Rai del Friuli-Venezia Giulia; oltre a vari articoli e pubblicazioni universitarie inerenti in particolare alla comunicazione e alla geopolitica, con specifico riferimento ai Paesi dell'Est europeo.
TRIESTE 1945-1954 gli anni più lunghi - di Alessandro Cappellini
Nella mattina del 1° maggio 1945 i primi partigiani del IX Corpus jugoslavo scendevano da Opicina su Trieste: venivano a "liberare" la città dalla precedente dominazione nazista. Vi rimasero quaranta giorni, un periodo rimasto dolorosamente indelebile nella mente e negli animi di coloro che dovettero viverlo. Poi, costretti da pressioni esteme, essi furono obbligati a lasciare il campo: gli Alleati, in linea con quanto avvenuto nelle altre parti dell'Italia liberata, instaurarono nella città e in alcune zone della Venezia Giulia, un duplice Governo militare alleato: Zona A con Trieste sotto l'amministrazione anglo-americana, e Zona B con giurisdizione iugoslava.
Una realtà che "visse" per nove lunghissimi anni, "gli anni più lunghi" per Trieste, fino al 26 ottobre 1954 quando la città ritornava all'Italia e l'Italia ritornava a Trieste, in esecuzione del Memorandum di Londra, firmato il 5 dello stesso mese nella capitale inglese (strumento provvisorio che doveva diventare definitivo soltanto venti anni dopo con il Trattato di Osimo che, parallelamente, faceva diventare definitiva la perdita della Zona B e dell'Istria).
L'eccezionaiità di questo "lungo evento", che costrinse il costituito Territorio libero a diventare un "punto d'incontro" delle "fredde dispute" fra Ovest ed Est, ha spinto e spinge fortemente all'investigazione e alla ricerca per riscrivere, per quanto possibile, quegli eventi e per scoprirne, in un passato ragionevole, le cause e i fatti originari.
Ma tale ricerca ha anche un'altra umile ambizione: quella di suggerire e di non dimenticare... la memoria. La riconsiderazione del passato, il ricordo delle venture e delle sventure delle generazioni passate, è punto centrale per scoprire il momento della "fecondazione", non artificiale ma semplice e diretta, che ha prodotto, da cui è nato il presente e per delineare, se si vuole, il futuro. Come sempre succede, ed è successo, nelle umane cose.
Alessandro Cappellini è stato per quasi trent'anni giornalista de II Piccolo, occupandosi di politica interna ed estera, di economia e di sport. Ha conseguito la laurea in Scienze politiche all'Università di Trieste, discutendo una tesi sul Governo militare alleato.
"Passaggi - Prehodi" - fotografie di Roberto Aita
Saranno esposte alla Beneska Galerija di San Pietro al Natisone fino al 13 gennaio 2006 le fotografie di Roberto Aita. La galleria d'arte rimarrà aperta dal lunedì al venerdì, dalle 16 alle 18.
Per ulteriori informazioni consultare i siti: www.galerie-photo.com/roberto-aita-une-image.html e www.absolutearts.com/portfolios/m/masanete/
"1940-1945. In braghe curte soto le bombe" - di
G. Vittorio Firmiani
In base alla presentazione curata dall'architetto Gino Pavan lo scritto appare piacevole, scorrevole ricco di humor, con fatti e vicende, lieti ma anche sconvolgenti perché la narrazione abbraccia un periodo particolarmente terribile per Trieste, per il territorio italiano, per tutta l'Europa insomma. Non mancano comunque gli episodi incredibili, divertenti spesso completati da dialoghi fra i protagonisti in perfetto dialetto triestin, grazie alla supervisione dell'esperto in dialeto, al secolo, Lino Carpinteri.
Frequenti sono le descrizioni delle preoccupazioni giornaliere delle singole famiglie, in particolare di quelle che vivevano nel Rione del Re, Scala Bonghi, le birbonate dei loro rampolli che spesso, secondo le rigide e giuste regole di vita di allora venivano punite con una severità esemplare, senz'atro da ripristinare. Effettivamente erano tempi vissuti con scarsi mezzi di sostentamento, tribolati per le vicende belliche, per gli allarmi, per i bombardamenti aerei ma sostanzialmente meno nevrotici degli odierni. A detta dell'autore vanno ricordati almeno quelli che presentano particolari delicati, gradevoli, in grado di rituffarci in un passato affidato ormai alla memoria.
Giovanni Vittorio Firmiani (Trieste 1932), per anni ha operato nel settore bancario e in quello giornalistico, in particolare nel campo sportivo, per il Piccolo, Gazzetta dello Sport e altri giornali nazionali. Per molti anni ha fatto parte del Consiglio Nazionale dell'U.S.S.I. e successivamente del Consiglio Nazionale dell'Ordine dei Giornalisti. Instancabile giramondo ha scritto numerosi articoli e tenuto conferenze riguardanti le sue esperienze di viaggio.
"Dove vanno d'estate i pettirossi?" - di Francesco Lazzari
Quanti di noi si sono mai posti una tale domanda? Sicuramente pochissimi, forse nessuno, tranne Giovanni, il bambino protagonista di questo libro, che ama leggere e scoprire le vite, i sogni e le speranze di ragazzi come lui. Alcune di queste vite e di queste aspirazioni le scova in un libro che prende in biblioteca e che lo trasporta nelle storie di bambini emigrati, sfruttati, strappati alle famiglie con differenti forme di violenza o ignorati all'interno di famiglie troppo distratte; bambini che però non hanno perduto la speranza, il sogno, il voler credere in un futuro migliore.
Le vite di Ivan, di Pedro, di Maria Luz, di Sami, di Heke e di altri ancora fanno conoscere a Giovanni realtà lontane dalla sua eppure al tempo stesso molto vicine, facendogli capire che solo quando ci si trova sotto i riflettori per alcuni istanti, solo allora si esiste per gli altri. Ma comprende anche la profonda ingiustizia di tale atteggiamento, cominciando a coltivare nel suo animo l'energia per cercare di aiutare chi sembra assente, proprio come i pettirossi d'estate, ma che continua ad esistere con tutte le sue problematiche, con tutte le sue difficoltà ma anche, e soprattutto, con tutti i suoi diritti. Un libro adatto ai bambini di età compresa tra gli otto e i centocinquant'anni.
Parte del ricavato della vendita del volume è destinata al Progetto Vocational School di Ombaci in Uganda.
Francesco Lazzari da anni divide il suo tempo tra l'Italia e l'America latina dopo aver vissuto in alcuni Paesi europei, latino-americani e aver molto viaggiato in Asia e Oceania. Sociologo, ha completato la sua formazione accademica studiando all'Université de Louvain in Belgio. Oggi insegna all'Università di Trieste e si occupa tra l'altro di movimenti e politiche sociali nonché di cooperazione internazionale.
"Magica Udinese " - di Marco Caineri
La passione sportiva è fatta di ricordi ed emozioni. Come la vita. Questo libro ripercorre la storia recente dell'Udinese e dei tifosi bianconeri attraverso le partite più emozionanti, quelle che sono rimaste nei cuori di tutti. Il calcio è come la vita: i ricordi non vanno sprecati. Cosa facevate mentre l'Udinese soffriva fino all'ultimo minuto di quell'Udinese-Napoli? Dov'eravate il giorno in cui Zico segnò il suo primo gol su punizione? Chi c'era con voi allo stadio la notte di Udinese-Ajax?
Marco Caineri, giornalista sportivo, è nato a Latisana (Udine) il 15 maggio 1970. Ha lavorato per 5 anni a Telefriuli seguendo e commentando le imprese dell'Udinese e della Snaidero basket.
Attualmente vive a Milano e lavora ad Antenna 3 Lombardia dove coordina la redazione sportiva e conduce le trasmissioni settimanali di "Azzurro Italia". E' laureato in Ingegneria elettronica (che non c'entra niente, ma è peccato nasconderlo).
"Giù le mani da Lestans!" - di Antonio Bacci e Orazio Cantiello
Giù le mani da Lestans! (edizione Omino Rosso) aiuta a capire le cause di un inquinamento che, all’inizio degli anni Settanta, determinò danni irreparabili alle persone e alla natura, facendo scendere in piazza l’intera popolazione di un paese. E’ la storia di una prevaricazione dell’uomo sull’uomo, del tentativo della logica del profitto di sopraffare la dignità e la semplicità della gente umile. A trent’anni di distanza da quegli eventi, Bacci e Cantiello sollevano il velo su una sorta di Risorgimento di paese, una vertenza tipicamente italiana che passa per la distruzione della civiltà contadina in nome del progresso. Quella del cementificio di Usago di Travesio è la storia di grandi e piccole arroganze dei potenti, delle difficoltà incontrate da agricoltori e artigiani nell’affrontare, come già accaduto nel 1963 in occasione della tragedia del Vajont, una sorta di “Stato nello Stato”, un nemico spesso invisibile, sostenuto da interessi politico-economici non coincidenti con quelli della comunità.
Antonio Bacci (Pordenone, 1969) è dal 1999 vicecaposervizio alla redazione pordenonese del Messaggero Veneto. Ha ricoperto l’incarico di responsabile delle pagine sportive del Friuli occidentale, prima di dedicarsi alla cronaca nera e giudiziaria negli anni di Tangentopoli. Si è occupato di numerosi omicidi, ha realizzato servizi e inchieste sulla massoneria, sulla vicenda Gladio, sull’escalation del terrorismo in Friuli e sugli attentati di Unabomber.
Orazio Cantiello (Maniago, 1970), giornalista pubblicista, lavora free-lance per diverse testate. Il Messaggero Veneto, da dieci anni, gli affida quotidianamente servizi sulle problematiche sociali, culturali, sportive e amministrative della comunità pordenonese. Per otto anni ha gestito la redazione sportiva dell’emittente TelePordenone. Significativo pure l’impegno nel campo delle nuove tecnologie con la nomina a corrispondente del più grande portale web italiano, Kataweb, collegato al gruppo editoriale Repubblica-Espresso. Nel 2003, per le Edizioni L’Omino Rosso, ha pubblicato La guida al tempo libero di Pordenone e provincia.
"Le regole dell'Ordine" - di Paolo Mosanghini
La professione giornalistica è regolata dalla sua legge istitutiva, nata nel 1963. "Le regole dell'Ordine. La professione giornalistica a quarant'anni dalla legge istitutiva (1963 - 2003)" è il titolo di una pubblicazione, edita all' Ordine dei Giornalisti del Friuli Venezia Giulia, con il contributo di Hypo Bank.
Autore è il giornalista Paolo Mosanghini, vice caposervizio al "Messaggero Veneto". Mosanghini si è laureato in sociologia all'Università di Urbino e ha discusso una tesi vertente, appunto, sulla professione giornalistica. Tutti i suoi studi e i suoi approfondimenti sono stati poi organizzati e messi in un volume che si avvale della presentazione del presidente dell'Ordine dei Giornalisti del Fvg, Piero Villotta, e di un testo introduttivo di Carlo Magnani, ricercatore di Istituzioni di diritto pubblico e docente di Diritto dell'informazione e della comunicazione alla Facoltà di sociologia di Urbino.
"Si è pensato di pubblicare lo studio di Paolo Mosanghini - puntualizza Villotta - per mostrare a tutti come il cammino intrapreso dagli Ordini, al solo scopo di far aderire alle necessità reali l'applicazione di una legge superata, non sia compiuto a casaccio ma, anche nell'incertezza di una navigazione a vista, sia improntato alla moderazione e al buon senso tanto che nemmeno la Suprema Corte di Cassazione, nel vaglio compiuto attraverso tante sentenze, ha mai trovato su ciò nulla da ridire".
"L'inquadramento giuridico della professione giornalistica - dice a sua volta il professor Magnani - deve necessariamente prendere mosse dai principi e dalle disposizioni costituzionali, perché lo jus narrandi è proprio l'esercizio di quella specifica e particolare libertà fondamentale che è l'espressione del pensiero".
Paolo Mosanghini, nel suo attento lavoro, affronta l'argomento della libertà di stampa, la legge istitutiva dell'Ordine, i diritti e i doveri della professione giornalistica e dedica un capitolo all'Ordine regionale del Fvg. In appendice è riportato un documento di indirizzo per la riforma dell'Ordine. (Silvano Bertossi, Consigliere nazionale dell'Ordine)
"Le notti stellate" - di Dušan Jelinčič
"Le notti stellate" descrivono in forma romanzata la spedizione slovena nel Himalaya nel 1986, durante la quale Dušan Jelincic conquistò, come primo alpinista della regione Friuli-Venezia Giulia, un Ottomila, e cioè il Broad Peak. La sua è la descrizione di un viaggio che dopo risultò epico, nell`inferno del Karakorum, nel quale in un giorno solo sul K2 perirono cinque persone. Sul attiguo Ottomila, il Broad Peak, Jelincic si salvò per miracolo, bloccato dalla tempesta e travolto da una valanga a oltre sette mila metri. Nel romanzo Jelincic descrive senza ipocrisie o autocelebrazioni la propria avventura. Il romanzo parla della lotta per la vita, della morte e della resurrezione. Le morti però purtroppo sono reali.
Alla edizione slovena i critici letterari hanno scritto che il libro ha preso molto dal romanzo moderno, dalla corrente "flusso di coscienza", ma anche dal realismo fantastico degli autori sudamericani contemporanei. Il culmine del romanzo è infatti il colloquio con le stelle, nel quale l'autore, tramite l`alpinismo, vuole capire le vita. Ma soprattutto Jelincic non voleva scrivere cose noiose e sempre uguali dei libri di alpinismo, e cioè come ha scalato quel tiro di corda o come era contento in cima... Gli interessava infatti il viaggio interiore pieno di inquietudine, incertezze e dubbi. Perchè tutta la vita è soltanto dentro di noi e la vita esteriore ne è soltanto il contorno...
Dusan Jelincic, scrittore, saggista e alpinista, è nato a Trieste nel 1953, dove risiede tuttora. Laureatosi in lettere moderne, è giornalista alla RAI di Trieste. Con i suoi otto romanzi e un'infinità di racconti, bozzetti e saggi può vantare una produzione vasta e molto varia. Tra i suoi scritti troviamo testi alpinistici, d'amore, esistenziali, fantastico-mistici, storici, memorie e appunti di viaggi.
"Perle sotto la neve" - di Dušan Jelinčič
"Perle sotto la neve" è il secondo libro di Dusan Jelincic tradotto in lingua italiana. La collana "I licheni" della Vivalda editori, sempre attenta alle produzioni più originali nel campo della letteratura di montagna, ha pubblicato un volume che nel '92 riscosse consensi di pubblico e critica oltreconfine, risultando il miglior libro sloveno di quell'anno.
Jelincic ci presenta un interessante diario della spedizione internazionale sul monte Everest, spedizione coronata da successo, anche se l'autore non riuscì a salire in vetta. Secondo uno stile già presentato nelle "Notti stellate", Jelincic rinuncia alla tradizionale narrazione degli avvenimenti alpinistici a favore di una raccolta di "appunti di viaggio", che vanno dall'arrivo a Kathmandu alla partenza dalla capitale nepalese, dopo la conclusione dell'avventura alpinistica. L'autore non ha timore di mettere a nudo i pensieri, le emozioni, le riflessioni più segrete che maturano in questo mondo del tutto speciale che è quello delle spedizioni alpinistiche sul tetto del mondo. Ancora una volta emerge la matrice "sveviana" dello stile di Jelincic che, non a caso, è triestino.
Ma nella storia dell'alpinismo le gioie e le tragedie si rincorrono. "Perle sotto la neve" è dedicata alla memoria di Lorenzo Mazzoleni, componente della spedizione, scomparso un paio d'anni fa sul K2. E proprio lo stesso giorno della prima presentazione del libro perse la vita anche Janez Jeglic, altro componente di quel gruppo di alpinisti. Fu il suo racconto a ispirare il titolo. Jeglic disse di aver raccolto le perle che improvvisamente erano apparse sotto i suoi piedi lungo la cresta dell'Everest, come in un sogno. Ma un destino crudele lo ha portato via per sempre sul Nuptse, a poca distanza da quella cima che gli regalò una gioia immensa. (Paolo Roncoletta, giornalista Rai regionale)
"Scacco al buio" - di Dušan Jelinčič
Il terzo romanzo di Dusan Jelincic tradotto in italiano "Scacco al buio" segna nella letteratura dell ' arco centroeuropeo il ritorno alle prosa esistenziale. Pubblicato per la prima volta nel 1995 suscitò molte emozioni, ma anche tante polemiche. La narrazione è accentrata intorno a un solo tema principale: il senso di colpa, le sue cause ed effetti fino alle sue estreme conseguenze. Nel descrivere questo tema è comunque presente una profonda componente psicologica, che da al romanzo una struttura a più strati. Cosi il tema del delitto e castigo ci riporta a Dostojevski e Kafka, quel qualcosa di indefinibile nell ' animo umano, che è rappresentato dal buio sul molo e dal giocare con la propria sorte, invece ci riporta a Sartre e soprattutto Camus. Straordinarie le scene della descrizione delle partite a scacchi e il flusso del pensiero che le accompagna, come si trattasse del gioco con la morte di bergmaniana memoria. E di un delitto infine si è trattato, ma chi lo ha commesso?
Lo scrittore ha localizzato il romanzo nella suggestiva cittadina di mare Aron. Il protagonista Abele P. vi arriva nelle vesti di un professore. Lì instaura un rapporto sentimentale a prima vista soddisfacente, che invece lo porta alla catastrofe. Che cos'è dunque Scacco al buio? Un romanzo psicologico? Esistenziale? Un romanzo d ' amore? Un thriller? Al di la delle interpretazioni Jelincic nell'opera descrive in maniera magistrale le angosce dell'animo umano nel mondo d ' oggi. Un libro pieno di suspance che si legge tutto d ' un fiato e che alla fine non ci lascia indifferenti.
"Chi non inquina risparmia - Spunti creativi per il rispetto dell'ambiente e del portafoglio" -
di Roberta Marzola
Il modo pi intelligente per risparmiare non inquinare; il modo pi intelligente per rispettare l'ambiente risparmiare.
Lo sviluppo sostenibile e l'economia sana nei gesti di ogni giorno, dalle pulizie domestiche all'auto "ecologica", dai cosmetici fai da te al risparmio energetico.
Roberta Marzola, giovane giornalista, sin dall'inizio della sua carriera si occupata dell'impatto delle attivit umane sull'ambiente ( stata fra i primi giornalisti in Italia a far emergere con sistematicit la questione dell'uranio impoverito).
Ha creato uno stile di vita "sostenibile" sposando la sua naturale tendenza al risparmio delle risorse con il suo innato amore per la natura.
http://www.jubaleditore.net/htm/catalogo.HTM#risparmia
"Il delitto Matteotti, tra verità e silenzi" - di Clemente Borando
Il delitto Matteotti e la stampa italiana. C'è un rapporto privilegiato e diretto tra questo avvenimento che ha segnato la storia del nostro Paese e la realtà dell'informazione quotidiana. E' un giornale, il Corriere italiano, il "covo", la base operativa dove viene organizzato il sequestro del deputato unitario. E' grazie all'impegno della stampa che l'Italia viene a sapere cosa è accaduto e quali sono i retroscena. Un impegno, non di tutte le testate ma di un certo numero, fa sì che rapimento, omicidio e responsabilità non passino subito in secondo piano e non cadano nell'oblio prima ancora che il chi, il come e il perché abbiano risposta. Questo interessante ed importante lavoro è una ricerca su come i quotidiani italiani del tempo hanno commentato e raccontato il delitto Matteotti.
Clemente Borando è nato a Pordenone nel 1950, vive a Udine dove esercita la professione di giornalista. Fin dagli anni dell'Università ha approfondito lo studio della sociologia delle comunicazioni di massa, con particolare attenzione all'analisi del contenuto e alla trasmissione dei valori attraverso il linguaggio dei media. Dopo la laurea ha avuto incarichi e collaborazioni in particolare con l'ateneo di Trieste come Esercitatore alla cattedra di Filosofia del linguaggio, come Cultore della materia nell'ambito della cattedra di Istituzioni di sociologia e come Professore a contratto per corsi integrativi all'insegnamento ufficiale di Sociologia delle relazioni internazionali. Collabora con l'Istituto di Sociologia Internazionale di Gorizia. Ha curato numerose pubblicazioni.
"La maga, la saga, la daga" - di Gianni Martellozzo
Talvolta il giornalista colto e fantasioso diviene scrittore. Lo diviene innanzitutto per la dimestichezza che ha con lo strumento di comunicazione: la scrittura, ma spesso per il bagaglio di esperienze che la cronaca gli ha fatto maturare.
E’ il caso di Gianni Martellozzo, giornalista caposervizio della Rai regionale che ha pubblicato quest’anno “la Maga, la saga, la daga”.
Un’opera di fantasie e ricordi, una storia che inizia nel dopoguerra in un paese di campagna e ci introduce ai nostri giorni.
Una narrazione dai toni svagati e spesso surreali ma di stile originalissimo che ne fanno un unicum nel panorama della letteratura contemporanea.
Una meditazione controcorrente, politicamente scorretta, a volte persino smarrita, sui tempi che cambiano e sul trionfo della violenza e dell’odio.
Descrizione sognante e fantastica di una realtà dura da digerire, ma per questo l’opera è interessante.
“La maga, la saga, la daga” è stato presentato a Trieste e a Udine riscotendo un vivo successo.
"Distratti dai giorni" - di Marina Silvestri
"Distratti dai Giorni" (Ibiskos Editrice, di Antonietta Risolo, 15 euro) è il titolo di una raccolta di racconti, scritti dalla giornalista Marina Silvestri fra il 1990 e il 2000. Quattro storie ambientate a Trieste, ritratta come una città metafisica e nostalgica, tormentata e passionale, un "non luogo" dove non è possibile vivere appieno, ma soltanto "navigare a vista".
Difficile riassume le trame di questi racconti, complessi e fitti di luoghi, accadimenti e pensieri, di cui le introduzioni hanno colto la personalissima cifra stilistica.
Giuseppe Benelli, saggista e presidente della Fondazione Città del Libro, scrive: "Un'opera a più livelli di lettura, dall'atmosfera a tratti onirica, dalla prosa sospesa fra naturalismo e surrealismo, che esprime forti elementi di suggestione e sonorità. Un libro con qualcosa di inafferrabile, misterioso come lo è per noi l'anima triestina, di cui l'elusività costituisce il fascino e il limite, dove la realtà fatica a tradursi in linguaggio e le parole si circondano di silenzio. Di qui la consapevolezza narrativa della spaesata e casuale esistenza sulla terra. In quest'opera la letteratura si sostituisce alla incapacità filosofica di trovare una ragione del mondo. Alla complessità del mondo corrisponde un senso di inadeguatezza e, al contempo, una volontà inesauribile di trovare nuove strade per comunicare."
Mentre Antonio Monda, della New York Review of Books, corrispondente di Repubblica osserva: "Ce n'è molta di poesia in questo libro lucido sino all'asprezza e sincero al punto da non nascondere i propri tremori. E ci sono molte immagini folgoranti che distraggono i protagonisti per rivelarne l'anima."
L'autrice, nata a Trieste, giornalista professionista, Laureata in Lettere Moderne, ha iniziato a lavorare giovanissima a Roma, durante la stesura della tesi (in Storia del Cinema) come segretaria di produzione alla Filmauro di Aurelio e Luigi De Laurentiis; successivamente è approdata alla Rai, prima come regista e autore testi nella struttura programmi televisivi della Terza Rete, poi come redattore al Giornale Radio. Da qualche anni si occupa di divulgazione scientifica e uffici stampa.
"Distratti dai Giorni" ha vinto il Premio europeo Via Francigena 2004 per le arti letterarie.
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